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Internet : 2010, l'apocalisse (della disinformazione)

Giovedì 29 Novembre 2007, 17:45 in Telecomunicazioni, Web/Tech di


Una vecchissima profezia Maya cita il 21 dicembre 2012 come data della fine del mondo; da pochi giorni, a questo anatema che minaccia il genere umano s'è aggiunta la spada di Damocle di Nemertes Research Group, secondo la quale entro il 2010 l'apocalisse sarà per Internet, che collasserà per l'enorme richiesta sviluppata da un sempre crescente numero di utenti.

Complice la diminuzione del digital divide, l'aumento dell'offerta e dell'alfabetizzazione informatica e tecnologica in generale, tra siti web, forum, blog, email, sms, mms, P2P, messaging, servizi mobili, web tv in streaming e chi più ne ha più ne metta, il traffico generato sulla rete ha subito e sta subendo una crescita esponenziale.


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I ricercatori di Nemertes Research Group hanno quantificato l'investimento necessario ad evitare questa Caporetto del web, circa 92 miliardi di € e si sono anche arrischiati a fornire cifre sul volume totale di traffico generato da quello che per comodità chiamiamo web, comprendendo nel termine tutta la sfilza di applicazioni di cui sopra.

Il numero snocciolato è impressionante, oltre 160 miliardi di GB, valore probabilmente sottostimato, dal momento che orde di utenti dei vari canali PeerToPeer et similia, producono anche singolarmente volumi mostruosi. Tecnologie wireless come il Wi-Max si apprestano a portare in rete anche utenti prima non serviti da alcun tipo di connettività, che distribuirà accessi attraverso una miriade di nuovi oggetti.

 

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Tralasciando i pirati (caraibici e non), è effettivamente indubbio che il trend al rialzo del traffico di rete sembra destinato a non fermarsi, da qui al 2010; nuovi paesi come la Cina e l'India si stanno affacciando sul mercato globale sia come offerta di dispositivi che, aumentando di numero, calano di prezzo divenendo più abbordabili per un maggior numero di persone, sia come necessità di essere connessi worldwide per sviluppare il proprio nascente business.

Ok, ma qual'è il rischio? Di tornare all'età della pietra informatica, quando la connessione era analogica via 56k o, ancora prima, c'erano le BBS e la velocità di comunicazione si misurava in baud? Scusatemi, a leggere quest'ultima parola mi sono commosso, ricordando le prime astronomiche bollette derivanti da un uso decisamente selvaggio dell'allora nuova tecnologia.

Superata l'emozione di essere per un attimo tornato indietro di 20 anni, fin qui l'oggettività della cosa, almeno come ci è stata prospettata dalla insigne Nemertes Research Group; è tempo di passare alle considerazioni. Premetto di non essere assolutamente d'accordo nè con lo studio né tanto meno con i toni apocalittici con i quali troppo spesso vengono diramate notizie, previsioni ed indiscrezioni, vere o presunte tali che esse siano.

Tutto ciò sortisce un effetto "hype" sul lettore/ascoltatore, nonostante talvolta, (e questo accade principalmente per mezzo degli organi di informazioni classici), chi riporta le notizie non ha cognizione di causa, ma andiamo per gradi.

 

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Costante aumento delle performance dell'hardware, sia esso di rete, che a livello di storage, della capacità elaborativa e di qualsiasi altro ambito tecnologico, unitamente ad un altrettanto consolidata tendenza alla diminuzione degli spazi occupati (anche se non purtroppo seguita dal calo de consumi energetici), sembra porre un primo freno allo scenario in stile Armageddon di cui poso sopra. Non c'è più posto per cablare, stendere dorsali sotto gli oceani è troppo oneroso e via dicendo? C'è il wireless.

Viene posto il problema degli investimenti; stento a credere che il mondo possa fermarsi a causa della mancanza di adeguamento delle infrastrutture; mi attendo, al limite, il potenziamento dei sistemi necessario a fare fronte alle nuove richieste accompagnato da un aumento delle tariffe, la soluzione più vecchia di questo mondo (che poi in Italia il discorso tariffe sia tutto da sviluppare è un'altra storia).

Oltretutto, la cifra indicata, i famosi 92 miliardi di €, non è per nulla trascendentale, se rapportata alle spese sostenute da tutte le aziende di telecomunicazioni del mondo, unitamente ai vari governi. E quindi? Uhm ... sta balenando nella mia mente che la realtà sia un po' diversa da come ce la vorrebbero propinare. 

 

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I nostri bravi e diligenti analisti di Nemertes Research Group hanno poi tralasciato, nell'affrontare il problema "internet in pericolo", di citare quello che è effettivamente il più grosso rischio che al momento si corre: l'esaurimento degli indirizzi IP (Internet Protocol); ogni volta che un nostro qualsiasi apparato (computer, console, cellulare, pda, sistema di videosorveglianza ecc) si connette alla rete, dispone di un indirizzo IP, un identificativo univoco che rappresenta una sorta di "nome" del dispositivo.

Esistono IP fissi (sempre uguali) ed IP dinamici (che variano sistematicamente, come quello che viene assegnato al vostro pc di casa quando si connette via ADSL, ma tutti questi indirizzi hanno una capacità finita, che è di 4294967296, equivalenti a 232 indirizzi; per fare il calcolo di quanti siano, prendete una calcolatrice scientifica, moltiplicate 2 per sé stesso 31 volte ed otterrete la cifra esatta, che rappresenta il massimo di apparati che la rete attuale può gestire.

La cosa è dovuta al protocollo utilizzato, tale IPv4; nella realtà questa cifra è minore, in funzione di IP riservati, multicast ecc, ma non rappresenta tutte le macchine esistenti, ma semplicemente il totale massimo degli apparai (di qualsiasi tipo), che possono essere contemporaneamente presenti sulla rete; giusto a titolo esemplificativo, in una rete aziendale di 100 pc, ad esempio, sarà solo il router ad uscire sul web, mentre tutti i computer, pur essendo connessi con l'esterno, a livello di IP sono confinati nella rete locale, conosciuta come LAN (Local Area Network).

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Il limite di IPv4 fa si che, una volta esauriti i famosi 4.29 miliardi di IP, non si possano più aggiungere macchine/utenti e quindi servizi; tutto ciò però non vuol dire il collasso, dal momento che tutto il preesistente continuerebbe a funzionare. Senza voler a tutti i costi passare per degli inguaribili ottimisti, l'evoluzione di IPv4 è già pronta da tempo, e si attende solo di arrivare sull'orlo del baratro (un po' come probabilmente si sta facendo con il petrolio in campo energetico), per poter poi sfruttare economicamente al meglio il passaggio cruciale, la migrazione ad IPv6.

Ma cosa cambia da 4 a 6? C'è un misero "2" di differenza. Si, ma credetemi, questo è un 2 potente, mica come tutti gli altri e consentirà di rilasciare non solo i 232 indirizzi di prima, ma ben 2128 o, se preferite 4503599627370496 indirizzi (252) per ognuna delle stelle conosciute nell'universo; contenti? Ve l'avevo detto che quel 2 lì faceva cose incredibili; armatevi di calcolatrice e, con lo stesso metodo di prima, moltiplicate 2 per sé stesso 127 volte e preparatevi a strabuzzare gli occhi.
Facezie a parte, IPv6 rappresenta la soluzione definitiva, riconosciuta ed accettata come tale al problema della scarsità di IP attualmente disponibili.

 

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Ma scusate ...ed allora? Anche qui parrebbe non esserci problema? Già, è perchè è stato sollevato? Va a finire ch si scopre esserci degli interessi in ballo. Così, al volo, mi verrebbe in mente una motivazione di questo tam-tam per la catastrofe; e se fossimo in presenza di un piano architettato ad hoc, visto che il principale indiziato della delirante accusa sul crescente traffico che porterebbe internet ad andature da bradipo svogliato entro il 2010 è YouTube?

Con gli opportuni limiti, di decenza, rispetto e buonsenso, proprio YouTube è uno degli strumenti che meglio rappresentano il concetto di nuovo web, dove tutti sono protagonisti e, soprattutto, la rete stessa è libera ed ognuno può esprimersi a livello di idee, contenuti, immagini, pensieri, il tutto senza censura ideologica, cosa che attraverso altri strumenti e canali non è sicuramente possibile fare.

Concludo ringraziando i pochi che avranno avuto la pazienza e sopportazione di arrivare fino a questo punto, instillando un tarlo del dubbio nella loro mente: Nemertes Research Group è sostenuta dalla IIA; questa sigla identifica la Internet Innovation Alliance ... che ci sia dietro qualcosa di più dell'atteggiamento da buoni Samaritani che vogliono mettere in guardia il genere umano dalla minaccia del blocco del suo strumento più bello, utile e libero?

Voi cosa pensate, di questa storia?

 

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12
12 commenti
12
11 Nov 2009
alle 08:57

DAXUEL

TROPPA TECNOLOGIA?ABBIAMO BISOGNO DI  STARE A LUME DI CANDELA,SOLO IN QUESTO MODO POSSIAMO FORTIFICARCI E RIPARTIRE CON LA VERA NUOVA TECNOLOGIA.LE MENTI LAVORANO MEGLIO NELL'EMERGENZA TROVANDO COSI' CONDIVISIONE REALE IN TUTTE LE DECISIONI E SCELTE DA INTRAPRENDERE.IL RESET è L'UNICA REALTà ATTENDIBILE ED INEVITABILE."è nella natura dell'uomo costruire,riparare per poi far crollare e far nascere una nuova costruzione"XD

11
22 Set 2009
alle 00:04

angelo floretti

non so cosa avverrà.di certo resta il monito di gesù
:se non diventerete come bambini .....
i bimbi piccoli usano le dita per contare.
allora cosa mi importa di internet e tutto ciò che lo circonda.solo l'amore ci salva.

10
23 Mag 2008
alle 16:44

Matt

mettere paura ai possibili ascoltatori e poi elaborare una tesi, porterà inevitabilmente gli ascoltatori ad accettare come veritiera la nuova tesi e quindi chi la elabora, chi detiene il potere, sarà a dirigere ancora una volta le operazioni...

comunque ottima spiegazione ;) 

9
27 Feb 2008
alle 22:39

Gianluca Salina

Ragazzi, non mi stancherò mai di dirlo: questi allarmismi fanno solo comodo a chi teme la rete ed ha interesse ad alimentare il timore; al sentire certe cose mi sembra di udire anatemi in stile “mille e non più mille”. ;)
Determinati poteri forti che adesso hanno il controllo dell'informazione o anche personaggi/categorie che non sono in grado di utilizzare i nuovi strumenti perchè abbarbicati alla loro obsolescenza, tentano in ogni modo di ostacolare un fenomeno che, purtroppo per loro e per fortuna nostra, è inarrestabile.
Se su un quotidiano viene scritta una castroneria, ce ne passa prima che venga riconosciuto l'errore perchè la comunicazione è unidirezionale. La forza del web è la bidirezionalità ed il fatto che chiunque può, nei limiti della liceità, partecipare ed esprimersi. Da qui il fatto che se si pubblica una scemenza, possono esserci anche migliaia di persone che la segnalano come tale e la cosa può essere molto fastidiosa ed ancora più lesiva della reputazione, che spesso è invece intoccabile in altri ambiti informativi.
Sul fronte tecnologico ci sono tutti gli strumenti atti ad evitare i temuti collassi, infarti ed abbassamenti di pressione della rete. L’unico modo che c’è per fermare questo fiume in piena è eliminare il web stesso …. impossibile.

Gianluca

8
27 Feb 2008
alle 22:26

Altair

Spero con tutto me stesso che sia veramente evitabile un collasso di qualsiasi genere.

Anche se nn ho mai creduto alle proporzioni apocalittiche del collasso posto dagli analisti, dei problemi ci potrebbero essere e già ci sono ...

Ragazzi: cade una dorsale e internet di tutto il mondo ne risente. é gia successo anke se per fortuna su dorsali minori e ne hanno risentito solo i paesi arabi .... :-P

 Comq togliamo di mezzo gli allarmismi e speriamo che nuove tecnologie scongiurino i problemi attuali, che non faranno collassare intenet, ma se trascurati potrebbero creare comunque molti problemi. 

7
29 Dic 2007
alle 15:07

nemesis

complimenti, la mia fidanzata mi ha dato del cretino perchè non credevo alla storia del collasso di internet :p

 ottima spiegazione

 

6
14 Dic 2007
alle 10:10

Alex

Ottima spiegazione te ne sono grato, se è così non vedo il problema, solita pubblicità allarmistica! Io dico che nel campo informatico la soluzione a tutto arriva sempre!!!!!!!!!!

 

5
01 Dic 2007
alle 15:03

Andrea L.

Io non vorrei che tutto questo Hype creato possa essere utilizzato (se non strumentalizzato) allo scopo di dimostrare la necessità (FALSA) di differenziare il traffico della rete, così com'è stato fatto per la televisione: "Vuoi contenuti di qualità? Paga!". La forza di Internet (faccio volutamente notare la maiuscola) sta nella sua neutralità. Inoltre sarei proprio curioso di controllare chi sovvenziona/finanzia/sponsorizza l'Internet Innovation Alliance per alimentare/diffondere tali allarmismi :) PS: 92 miliardi? Bruscolini, la spesa mondiale per le armi si aggira intorno ai 1200 miliardi di dollari e lo dice il SIPRI (http://yearbook2006.sipri.org/). L'Italia da sola ne spende 25 di miliardi quindi qualche proiettile in meno e un pò di fibra in più Grazie!!!

4
30 Nov 2007
alle 10:25

Gianluca Salina

Ma no Camilla, quale figura, ci mancherebbe. :)

P.S. : benvenuta nella grande famiglia di Blogosfere ;)

3
29 Nov 2007
alle 21:57

Camilla

Ah ok. Mi era preso il panico dopo poco e avevo smesso di leggerlo...che figura ;/

2
29 Nov 2007
alle 18:40

Gianluca Salina


Camilla, leggi il post e scoprirai che tutto l'allarmismo generato è assolutamente ingiustificato ;)

Gianluca

1
29 Nov 2007
alle 18:36

Camilla

Oddio, spero proprio che non accada...si troverà la cura entro il 2010? Ti prego, nel prossimo post dimmi di sì  :O

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