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Da sempre al centro di polemiche legate agli effetti negativi che può avere una prolungata attività, i videogiochi sembrano essere adesso in parte riabilitati da un recente studio dell'Università di Rochester.
I protagonisti di questa parziale inversione di tendenza sono i titoli d'azione, capaci di stimolare il bulbo oculare ed migliorare le capacità visive e la sensibilità al contrasto, grazie a specifiche sollecitazioni effettuate sul cervello umano.

La ricerca ha riguardato due gruppi di persone che hanno effettuato una vera e propria videogame-terapia della durata di nove settimane, durante le quali hanno svolto un'attività di gioco di 50 ore a titoli come Call Of Duty 2 ed Unreal Tournament 2004.
Gli effetti positivi di una adeguata frequenza di utilizzo di action-game si protrarrebbe fino a due anni dopo la fine della pratica, il cui abuso può però esporre a rischi più volte evidenziati anche da studi precedenti, quali ad esempio attacchi temporanei di epilessia, più frequentemente in soggetti non adulti, se in presenza di titoli dall'azione particolarmente frenetica.

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