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La corsa a sistemi di memorizzazione innovativi e che consentano di conservare grandi quantità di informazioni per tempi estremamente lunghi non conosce sosta; dopo l'annuncio di alcuni ricercatori dell'Università di Berkeley, impegnati in un dispositivo che fa uso di nanotubi, è ora la volta degli scienziati giapponesi.
Dalle Università di Keyo e Kyoto, in collaborazione con Sharp, arriva la notizia di quella che è stata chiamata la Stele di Rosetta digitale. Chiamato così in onore dell'originale, che ha permesso la decifrazione dei simboli geroglifici da parte del francese Champollion, il prototipo basa il suo principio sulla scrittura effettuata mediante elettroni su apparati a seminconduttori.
Per il momento capace di memorizzare 2,5 Tb di dati e di raggiungere una velocità di 150 Mbps inb lettura, promette di poter mantenere integre le informazioni per migliaia di anni, esattamente come la sua genesi in pietra, a differenza di quanto avviene con gli attuali sistemi di storage, in grado di garantire la leggibilità dei dati in essi contenuti per un periodo variabile tra i 30 ed i 100 anni.
Grazie alla struttura a wafer propria di moltissime applicazioni in ambito semiconduttori, gli strati vengono alimentati da un lettore, mentre l'accesso ai dati dei vari livelli della struttura è garantito da interconnessioni metalliche tra induttori e corrispondenti maschere, il tutto confezionato in un package che fa uso di diossido di silicio.
Al momento come detto solo allo stadio prototipale, la Digital Rosetta Stone rappresenta una delle nuove frontiere della ricerca applicata ai sistemi di storage, che sta ormai guardando stabilmente ai chip, come strumento per la memorizzazione, invece dei tradizionali dispositivi ferromagnetici (gli attuali hard disk).
Un primo sviluppo commerciale di queste tecnologie, dopo le difficoltà incontrate in passato con memorie a bolle ed altri tipi di apparati, è rappresentata dalle unità allo stato solido (SSD) che, pur utilizzando concetti completamente differenti dalla DRS, utilizzano anch'essi i semiconduttori per immagazzinare i dati.
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