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Niente pirateria, siamo Inglesi! Il titolo del cult-movie del 1973 è in realtà un po' diverso, ma questo riadattato si presta perfettamente a descrivere cos'è accaduto recentemente sul territorio di Sua Maestà e che ha riguardato la pirateria informatica.
Secondo l'agenzia, Nicholas Wright, un suddito di Elisabetta II sarebbe stato condannato a quindici mesi di reclusione per essersi reso protagonista del furto e contraffazione di software Microsoft per un importo valutato in circa 190 mila sterline, pari a circa 220 mila €.

Mihala Wardell, colletto bianco dell'azienda di Redmond e capo della struttura anti-pirateria della software house più importante al mondo, ha affermato la necessità che servisse un segnale forte per sensibilizzare l'opinione pubblica sui rischi cui si va incontro nella contraffazione dei programmi a scopo di lucro.
Wright non è peraltro nuovo ad episodi simili, dal momento che già nel 2007 si era reso protagonista di una vicenda simile e per questo era una sorta di “osservato speciale”.
Insindacabile la condanna, visti i danni che simili condotte possono causare, anche se una considerazione nasce decisamente spontanea, in questo contesto: un minor prezzo del software non potrebbe infatti costituire un deterrente maggiore rispetto alla nuda e cruda repressione?
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