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Nella giornata di ieri Intel ha presentato la sua ultima creazione, il processore Core i7-980X Extreme Edition, primo chip a sei core per il mercato desktop PC ad arrivare sul mercato e che sostituisce, come offerta top di gamma, il precedente Core i7-975X, che di core ne integra quattro e con il quale condivide lo stesso socket, il B, dotato di 1366 pin ed il medesimo chipset, X58.
Caratterizzata dal nome in codice di Gulftown, la nuova CPU può contare sulla stessa frequenza operativa (3,33 GHz) del predecessore e, grazie all'implementazione della tecnologia Turbo Boost, può elevare dinamicamente il suo clock fino a 3,6 GHz. Le novità non finiscono però qui, dal momento che i7-980X EE dispone della capacità di eseguire 12 thread contemporaneamente (due per ogni core), eredità questa che deriva dal concetto di HyperThreading che costituiva una delle peculiarità dell'ormai "giurassico" Pentium 4, rivista e corretta per rendere al meglio una volta implementata nell'architettura Core.

Sul fronte architetturale va ancora segnalata la presenza di una cache L3 da 12 MB, resa possibile, come il resto d'altronde, dall'elevata integrazione permessa dall'impiegare il nuovo processo produttivo a 32 nanometri per la fabbricazione del chip, caratteristica che consente di mantenere inalterato il TDP massimo del processore, che resta di 130 W.
Anche se in Rete alcune (poche) review hanno superficialmente liquidato il nuovo nato dell'azienda di Santa Clara non commentandone minimamente i numeri scaturiti dai benchmark che hanno loro stessi eseguito, è utile osservare come la presenza di sei core in luogo di quattro consenta incrementi di performance non solo su software ottimizzati, ma anche in funzione della tipologia di applicazione, indipendentemente dal fatto che questa possa essere stata scritta o meno espressamente per la nuova CPU.
Esistono poi ambiti specifici come la crittazione e decrittazione ad esempio, dove Gulftown mostra ancor più i suoi muscoli, grazie all'implementazione in hardware di istruzioni specificatamente dedicate a questo tipo di impieghi, (AES-NI), mentre con tutti quei programmi ad istanza singola, le differenze rispetto al “vecchio” i7-975 X EE sono assolutamente marginali, dal momento che i due processori operano alla stessa frequenza e condividono fondamentalmente la medesima architettura.
Anche a causa del prezzo (999 dollari) rivolto agli appassionati di gaming, ma anche a professionisti della grafica 3D, sempre in cerca di processori dalle elevate capacità di number crunching, il nuovo processore high-end di Intel ridefinisce i canoni prestazionali delle CPU x86, spostando ancora più su l'asticella di quanto non avesse finora già fatto l'architettura Nehalem, consentendo all'azienda di Santa Clara un allungo sulla rivale AMD, i cui Phenom X4 faticano ormai parecchio anche al cospetto di chip Core i7 operanti a frequenze inferiori di 1 GHz, a dimostrazione della difficoltà dei processori eredi dell'Athlon 64, di reggere il confronto in termini di IPC con le realizzazione della controparte Intel.
In attesa degli X6 della casa di Sunnyvale, i quali, ricalcando l'architettura degli attuali quad core, difficilmente saranno in grado di contendere a Core i7-980X EE lo scettro di chip più veloce, l'ultimo nato del maggior produttore di processori al mondo si è comodamente posizionato in cima alla classifica delle CPU più performanti, con davvero poche intenzioni di abdicare a breve.
Fino a quando durerà questo regno? Un paio di previsioni: quella a più corto raggio riguarda un chip al momento assolutamente non previsto, vale a dire un ipotetico Core i7-985X EE (che potrebbe operare a 3,46 o anche a 3,6 GHz) mentre, nel medio termine, l'attuale campione di Intel potrà essere superato solo tra sei-sette mesi, vale a dire ad ottobre-novembre di quest'anno; in quel periodo, ed è sicuro oltre che una tradizione, per la casa di Santa Clara sarà tempo di “tock”, fase che che saluterà l'arrivo del nuovo Sandy Bridge, ma questa è un'altra storia...

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