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Blockbuster in bancarotta controllata: colpa di Internet e del mercato? No, del suo management

Giovedì 23 Settembre 2010, 14:30 in Aziende, Mercato di

Blockbuster non può più sbagliare. Da oggi infatti il colosso del videonoleggio è ufficialmente in bancarotta controllata, posizione meglio nota nel mondo finanziario USA come Chapter 11. I debiti dell'azienda ammontano a quasi un miliardo e mezzo di dollari ed il simil-piano di salvataggio finora attuato non ha prodotto tangibili risultati.

La decisione è arrivata dopo il tonfo di ieri del titolo nel mercato statunitense dove vengono scambiate le azioni ad elevato rischio e volatilità (il Pink Market), dove le quotazioni della nota catena texana hanno subito un tracollo di oltre il 30%.

Da qui la drammatica decisione, che dovrebbe però garantire al marchio la possibilità di sopravvivere, con una consistente riduzione dei punti vendita, una ovvia ricapitalizzazione ed una profonda revisione del modello di business, assolutamente non più al passo con i tempi e le richieste del mercato.

Blockbuster

Sì, perché sebbene venga sempre additato il peer-to-peer come causa principale delle cattive acque nelle quali naviga Blockbuster, ma anche le major cinematografiche, l'industria musicale, le software house e chissà quale altro settore, una delle principali ragioni che hanno portato a questo stato di cose va ricercata altrove: nel management.

Una condotta storicamente conservativa, mirata a realizzare guadagni nell'immediato sull'onda del successo che la catena stava ottenendo e perseguita da un top management incapace di un'adeguata visione di business proiettata nel futuro ed improntata sull'evoluzione in atto nel mercato, ha condotto a non considerare la possibilità di spostare dal fisico al digitale il core business di un'azienda con un passato glorioso ed un nome importante.

Il futuro invece dovrà necessariamente passare da lì, sebbene ad un prezzo che si annuncia molto salato, dal momento che le stime prevedono che a regime, degli attuali quasi 6000 punti vendita dislocati in ogni parte del mondo, ne resterà circa la metà, con conseguenti ripercussioni sul fronte dell'occupazione.

Il quarto stato - Pelizza da Volpedo

Il domani dell'azienda di Dallas si chiama digitale, con Internet in primis, quella stessa bestia nera che spesso e per comodità viene additata come responsabile di tutti i guai. Non sarà ovviamente facile per Blockbuster, dal momento che ci sarà da fronteggiare la concorrenza, già molto agguerrita, di player presenti in questo specifico ambito del mercato da tempo, un po' come dire che se in passato era stato tutto relativamente facile, il colonizzare un terreno vergine, ma adesso non sarà più così, perché il ruolo di pionieri lo hanno già svolto altri, i competitor.

La speranza è che l'impatto della ristrutturazione sulla forza lavoro del colosso USA sia più leggero possibile (anche se purtroppo non sarà così), oltre all'auspicio di non vedere gli alti vertici premiati con sontuose buonuscite prima di lasciare l'azienda che hanno in prima persona contribuito ad affossare ed unitamente all'augurio che pseudo-analisti improvvisati, simil-giornalisti legati alla carta stampata come il bimbo alla madre via cordone ombelicale e tuttologi antievoluzionisti sorti dal nulla, la piantino di instillare in chi legge il tarlo del fatto che Internet sia dannosa e responsabile di ogni nefandezza che avviene.

Fonte

Bancarotta

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