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Arte e filosofia unite alla ricerca; è questo, in sintesi, il concetto che guiderà prossimamente Wafaa Bilal, docente di fotografia alla New York University, intenzionato a portarsi appresso per un anno intero una video camera integrata in un piercing e posizionata nella parte posteriore della sua testa.
Il progetto, chiamato "The 3rd I", con un gioco di parole che foneticamente riportano al terzo occhio (third eye), prevede che il dispositivo effettui uno scatto ogni minuto e l'immagine catturata venga esposta al Mathaf, il museo di Arti Moderne situato a Doha, in Qatar, che aprirà i battenti a fine 2010.

In grado, secondo Bilal, di esprimere "l'impossibilità a catturare memoria ed esperienze" e quale dimostrazione "dell'inaccessibilità del tempo", nella realtà un impianto simile pone di fronte ad un problema decisamente serio come quello della privacy.
Il lavoro che c'è dietro alla "bonifica" di tutti gli scatti effettuati da soggetti animati e non per i quali non si ha l'autorizzazione a catturarne delle immagini è ciclopico, anche se l'intraprendente ed un po' orwelliano docente assicura che l'esperimento verrà condotto con tutti i crismi che permettano di rispettare le regole vigenti e le persone interessate dallo stesso.
E voi? Sareste curiosi di rivedere cosa è successo alle vostre spalle mentre magari voi avevate lo sguardo rivolto dritto in avanti? Fareste da cavie per un simile test?
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