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Mentre le squadre di soccorso sono ancora all'opera, se non per salvare vite umane purtroppo, ma almeno per mettere in sicurezza edifici ed infrastrutture il mondo dell'informatica (del personal computing più nello specifico), si interroga su quello che potrebbe essere una conseguenza del recente terremoto e conseguente tsunami che hanno interessato il Giappone.
A causa dei danni riportati dagli stabilimenti produttivi dei maggiori player mondiali del settore hard disk, potrebbe infatti profilarsi all'orizzonte uno shortage di dispositivi, vale a dire una scarsa disponibilità di prodotti in rapporto alla richiesta, scenario questo che, secondo le più elementari regole del mercato, originerebbe un aumento dei prezzi.

Showa Denko, Furukawa Denko Kobe Steel, TDK e Fuji Electric sono i nomi delle aziende che realizzano parti importanti degli hard disk che trovano posto nei nostri computer, brand che, più, chi meno, ha subito rallentamenti a livello produttivo o addirittura la fermata delle linee.
A complicare ulteriormente le cose va aggiunto il fatto che un eventuale aumento dei prezzi potrebbe rendere di fatto gli SSD, competitor naturali dei dischi fissi almeno nel settore "mobile", più vantaggiosi di quanto non siano adesso in termini di rapporto capacità/costo.
Il recente terremoto nella terra dei Samurai potrebbe quindi aver contribuito, sebbene indirettamente a quello che è un avvicendamento atteso da qualche tempo tra hard disk e dispositivi SSD.

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