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Ultimamente si sente forse più spesso parlare dei principali protagonisti del mercato riguardante la telefonia mobile per le loro diatribe legali che per i nuovi prodotti realizzati e messi in vendita, quasi che una discreta parte dell'attività di un produttore di cellulari, all'alba del III millennio sia citare i competitor.
Il maggiore esponente di questa filosofia, volta peraltro giustamente a tutelare i propri interessi da plagi di ogni genere, è senza dubbio Apple, anche se la casa della mela ha più volte dimostrato di calcare un po' troppo la mano nel rivendicare i propri diritti, anche perché non tutto nasce dai laboratori di Cupertino come talvolta i creatori dei vari Mac, iPhone, iPad ecc vorrebbero far credere.

Nulla di cui stupirsi pertanto, se spesso si trova proprio l'azienda fondata da Steve Jobs al centro di vicende destinate ad interessare avvocati, e tribunali ma, si sa, accade anche che che occorra doversi a volte togliere i panni di accusatore per indossare quelli di accusato.
E così, mentre procede anche in terra giapponese la crociata melofila contro Samsung ed i suoi smartphone e tablet, un altro gigante dell'elettronica di consumo, HTC, mette nel mirino la casa di Cupertino, l'ennesimo episodio che vede contrapposte la casa californiana e quella taiwanese.
L'argomento del contendere sono nove brevetti, originariamente depositati da Palm, Motorola ed OpenWave, successivamente ceduti a Google, che li ha a sua volta rivenduti ad HTC lo scorso I settembre.
Accordo pseudo-sottobanco, patto di non belligeranza o lotta fino all'ultimo cavillo? Difficile e presto per affermarlo, ma di sicuro i due big coinvolti sono abituati a non mandarsele a dire, per cui non resta che attendere, probabilmente parecchio, per vedere quale sarà l'epilogo di questa puntata, certi del fatto che la saga è ben lungi dal terminare.
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