My Beijing: l'ombra Wi-Fi del Grande Fratello del web cala su Pechino

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Un tempo la Cina era nota ai più per la Grande Muraglia, per essere stata la patria dei Mandarini, la meta di alcuni viaggi di Marco Polo. Oggi le cose sono cambiate ed il grande paese asiatico viene spesso indicato come la fucina della contraffazione, dello sfruttamento e della censura, aspetto quest’ultimo, che comprende anche ed ovviamente il web.

Dopo la polemica del recente passato legata alla censura del web applicata dalle autorità locali cinesi, si prospetta all’orizzonte un nuovo caso di “grande fratello virtuale” che prova ad osservare tutto e tutti sul fronte dell’utilizzo della Rete.

L'ombra Wi-Fi del Grande Fratello cala su Pechino

Il prologo è che China Mobile, Unicom e Telecom China stanno realizzando My Beijing, un’infrastruttura di condivisione della connettività estesa su tutta l’area urbana di Pechino che permetterà ai cittadini di accedere al web con 2 Mbps di banda, il tutto per i primi tre anni gratuitamente.

Noi italiani, al posto dei discendenti dei Mandarini, ebbri di giubilo per una simile notizia, avremmo sicuramente subodorato che in tutto questo c’era un inghippo, materializzatosi ben presto davanti agli occhi degli abitanti della capitale cinese con l’obbligo di fornire il proprio numero di telefono per accedere ai servizi.

La scelta è stata motivata dalle autorità locali con la solita necessità di tutelare l’ordine pubblico, mentre in molti vedono la longa manus di un ipotetico controllo di massa sul traffico generato, in modo da poterlo associare ad ogni profilo e dare un’identità a quest’ultimo.

Altri vedono all’orizzonte un poco edificante scenario dove i sottoscrittori del servizio potrebbero vedersi bombardare di spam e messaggi pubblicitari sulla propria utenza telefonica (magari con i dati personali commercializzati dai carrier esattamente come avviene tra le mura nostrane e non solo).

Il filone dei tragici infine, teme la possibilità che lo spettro del tacito rinnovo cali come una mannaia su tutti quelli che avranno deciso di utilizzare My Bejing, sottoponendoli all’obbligo di sborsare cifre esorbitanti nel momento in cui, scaduti i tre anni, si saranno dimenticati di comunicare in tempo utile la disdetta dal servizio stesso.

Delle tre opzioni, nessuna appare certo come idilliaca; e pensare che sarebbe molto semplice immaginare questo progetto come semplicemente votato a fornire accesso al web per la collettività, un’esigenza che sta divenendo primaria, specie in un paese dove l’economia impone queste ed altre scelte, sicuramente improntate ad una maggior libertà individuale, esigenza che troverà prima o poi uno sbocco, ci si augura assolutamente pacifico.

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