Pirateria informatica: stop ai filtri, lo dice la Corte di Giustizia Europea

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Nonostante qualche isolato neo-troglodita affermi ancora, alle soglie del 2012, che l'accesso ad Internet non debba essere riconosciuto come diritto, almeno per quanto riguarda l'aspetto legato l'informazione (ma non solo), una decisione della Corte

Nonostante qualche isolato neo-troglodita affermi ancora, alle soglie del 2012, che l’accesso ad Internet non debba essere riconosciuto come diritto, almeno per quanto riguarda l’aspetto legato l’informazione (ma non solo), una decisione della Corte di Giustizia Europea toglie finalmente ogni dubbio sull’argomento, con una presa di posizione che condizionerà il futuro del settore.

L’antefatto ha per sede il Belgio, dove Sabam, la trasposizione fiamminga della nostrana S.I.A.E. aveva imposto al provider di connettività locale Scarlet di introdurre un filtro che impedisse ai propri utenti l’utilizzo dei canali P2P (peer-to-peer), in quanto utilizzati anche (ma non solo) per il download di contenuti ed opere protette.

Pirateria: stop ai filtri

Immediato, da parte di Scarlet, il ricorso alla Corte d’Appello di Bruxelles, da dove il caso è poi partito in direzione della Corte di Giustizia Eurpea, la quale ha sentenziato che non è possibile alcun comportamento a titolo preventivo volto ad impedire il normale utilizzo della Rete in tutte le sue forme.

La sentenza, che lascia un segno indelebile nel settore, di fatto non autorizza implicitamente a comportamenti illegali, ma vieta solamente l’azione di repressione prima ancora che il reato sia stato commesso.

Tutto questo conferma inoltre anche l’irragionevolezza dell’adozione (pratica totalmente italiana) della sovrattassa applicata sui supporti di memorizzazione voluta dalla S.I.A.E. con la motivazione che chi compra CD, DVD o pendrive USB lo fa per masterizzare contenuti protetti.

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