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Quando Vinton Cerf e Bob Kahn scrissero le specifiche del protocollo TCP/IP, che ancora oggi costituisce il principio sul quale si basa il funzionamento di Internet, mai e poi mai sfiorò loro l'idea che che un giorno chiunque avrebbe posseduto uno o
Quando Vinton Cerf e Robert Kahn scrissero le specifiche del protocollo TCP/IP, che ancora oggi costituisce il principio sul quale si basa il funzionamento di Internet, mai e poi mai sfiorò loro l'idea che che un giorno chiunque avrebbe posseduto uno o addirittura più personal computer.
Analogamente, non considerarono mai l'ipotesi che il numero di indirizzi IP messi a disposizione dal protocollo IPv4 (che sono poco meno di quattro miliardi e trecento milioni e, per la precisione, 4294967296), potesse essere superato, anche a causa del fatto che oggi, non solo i PC, ma anche gli smartphone, i tablet, le automobili piuttosto che gli impianti di videosorveglianza e molti altri ancora, sono in grado di connettersi alla Rete.

Questa pletora di dispositivi ha fatto si che si saturassero gli indirizzi disponibili, rendendo necessario il passaggio all'evoluzione di IPv4, vale a dire IPv6, ovviamente realizzato da tempo ed in attesa di fare la sua comparsa alla morte più o meno da lungo tempo annunciata dal protocollo precedente.
Il prossimo step riguarderà una giornata intera di test funzionali, il cui compito sarà di valutare l'intero sistema, cosa che avverrà il prossimo 6 Giugno. I più attenti a questo punto si chiederanno per quanto tempo il nuovo protocollo garantisce una stabilità al tutto, prima che vengano nuovamente esauriti gli indirizzi a disposizione.
Queste persone possono stare tranquille, dal momento che sono garantiti la bellezza di 340282366920938463463374607431768211456 IP, cosa che, nonostante il proliferare di device in grado di accedere alla Rete, consentirebbe ad ognuno degli attuali sette miliardi di abitanti della Terra, di avere quasi 5000 miliardi di miliardi di indirizzi a testa, sufficienti a mandare sul web anche il gatto, la nonna, lo spazzolino da denti e quel maledetto mobile contro il quale andate sempre a sbattere quando rincasate a tarda notte e non accendete la luce!
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