Canone RAI: deve pagare anche chi ha un PC? Bisogna cominciare ad incazzarsi un attimino...

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Il canone è il tributo più evaso e la RAI cosa fa? Riporta in auge un tormentone nato nella lontana prima metà degli anni 2000 e chiede che paghi anche chi ha un PC, in quanto "dispositivo adattabile alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive...

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Il canone è il tributo più evaso e la RAI cosa fa? Riporta in auge un tormentone nato nella lontana prima metà degli anni 2000 e chiede che paghi anche chi ha un PC, in quanto “dispositivo adattabile alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive, compresi computer collegati in rete” (con la parola “Rete” scritta minuscola, ma non bisogna essere pignoli). Detto, anzi, letto ciò, respiriamo profondamente per dieci secondi, poi ragioniamo sul fatto che le tasse occorre pagarle.

Fatto? Ok, la sostanza non cambia: la regola è iniqua, scritta da qualcuno che dell’argomento ne sa meno di zero e che si può paragonare al personaggio del MIUR che, qualche giorno fa, è divenuto lo zimbello della rete per la sua traduzione in inglese “from sheep to doggy style” della frase italiana “dalla pecora al formaggio pecorino”.

Partiamo dall’inizio: sulla lettera che l’ente televisivo di Stato invia per ricordare di pagare il canone venga citato, come esempio, quello del digital signage, vale a dire un sistema, tipicamente composto da un PC e uno o più display, sui quali vengono visualizzati spot pubblicitari o elenchi di offerte.

Peccato che questa apparecchiatura non debba essere necessariamente collegata alla Rete, dal momento che per far funzionare un sistema di digital signage appunto, basta una normalissima intranet e quindi la validità dell’esempio perde notevolmente di significato. Ma andiamo oltre, perché non si sta discutendo del fatto che occorra non pagare il canone, quanto piuttosto occorra rivedere le regole.

Il signor Rossi di turno non possiede un televisore ma ha un computer portatile, che utilizza per tenersi informato (legge tutti i giorni le notizie sui principali quotidiani online), per comunicare (via client di instant messaging, VoIP e social network) con la figlia che lavora all’estero (la situazione italiana sappiamo qual’è), con amici, parenti e conoscenti vari ed ovviamente lo usa per diletto (scrivere documenti, tenere la contabilità familiare, dilettarsi con un po’ di fotoritocco a via discorrendo).

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Nonostante questo, deve pagare il canone RAI. Questo perché il signor Rossi potrebbe potenzialmente ricevere programmi TV sul suo PC. In termini legali significherebbe fare un processo alle intenzioni (che non sarebbero nemmeno tali, nell’esempio di cui sopra).

E le aziende? D’accordo che il canone vale per il primo apparecchio e poi se ne possono avere altri in numero illimitato, ma è assurdo prevedere la corresponsione del canone per un’azienda dove i PC sono esclusivamente utilizzati per lavoro, magari con determinati accessi esterni bloccati via firewall per policy aziendali  di sicurezza.

Il bandolo della matassa risiede nel tristemente noto articolo 16 della Legge 488 del 23/12/1999, estensione dell’art. 27 dell’R.D.L. 21/2/1938… sì, avete letto bene, il canone di abbonamento alla TV in Italia è ancora in parte regolato da un Regio Decreto Legge, vale a dire una norma redatta quando il nostro Paese era ancora una monarchia.

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La tragedia dell’assurdo, al punto che nemmeno il miglior Ionesco sarebbe riuscito a dar vita a qualcosa di più surreale, è che non sono contemplati tablet e smartphone, apparati che oggi, al pari dei PC, sono assolutamente in grado di consentire la visione di trasmissioni televisive sui loro display, il che significa che chi legifera non è nemmeno a conoscenza di questa possibilità. Questo non significa che vadano inclusi, tra i paganti, anche i possessori di tablet e smartphone, quanto piuttosto che chi ha un PC non debba pagare.

Questa situazione ne ricorda un’altra di qualche tempo fa, anch’essa tipicamente italiana, dove la SIAE stabilì di applicare una sovrattassa sui supporti ottici (CD, DVD e Blu-Ray) con la motivazione che questi potevano essere usati per alimentare la pirateria musicale, perchè si sa, all’ombra del tricolore, basta pagare per legalizzare anche ciò che legale non è, vedi videopoker, scommesse et similia.

Attendendo con impazienza qualcuno che abbia la sventurata idea di affermare che il canone, in Italia, è inferiore a quello di diversi altri paesi europei (pur non essendo il più economico in assoluto), non si può non essere d’accordo con quanto diceva qualche mese fa il buon Enzo Iacchetti, anche se in quell’occasione il contesto era diverso: “bisogna cominciare ad incazzarsi un attimino…”.

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  • nickname Commento numero 1 su Canone RAI: deve pagare anche chi ha un PC? Bisogna cominciare ad incazzarsi un attimino...

    Posted by: xeryan

    eh no caxo qui son daccordo con l\'autore, già il canone rai è la cosa più stupida mai inventata per far arricchire la rai alle spalle delle altre emittenti televisive e poi aggiungono quest\'altro e qui scatta la rivoluzione! :) Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 2 su Canone RAI: deve pagare anche chi ha un PC? Bisogna cominciare ad incazzarsi un attimino...

    Posted by: Gianluca Salina

    @ xeryan: quando si parla di rivoluzione, penso sia meglio aggiungere anche la parola \"pacifica\" :) Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 3 su Canone RAI: deve pagare anche chi ha un PC? Bisogna cominciare ad incazzarsi un attimino...

    Posted by: xeryan

    ahah gianluca era sottinteso :) Scritto il Date —