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Una vittoria ottenuta senza colpo ferire: può essere così sintetizzato quello che ormai sembra potrà essere l'esito della simil-sollevazione popolare da parte degli utenti del web contro la norma che sanciva la necessità di dover pagare il canone RAI

Una vittoria ottenuta senza colpo ferire: può essere così sintetizzato quello che ormai sembra potrà essere l'esito della simil-sollevazione popolare da parte degli utenti del web contro la norma che sanciva la necessità di dover pagare il canone RAI anche dai possessori di PC con accesso ad Internet.
A dire il vero però sarebbe stato il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera con il suo staff, a dare un'interpretazione differente al R.D.L. del 1938 che norma la materia, integrato poi da una legge del 1999 ed a portare l'azienda televisiva nazionale ad affermare che era sua intenzione unicamente applicare il canone speciale, quello relativo a chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezioni di trasmissioni radiotelevisive.
Non ci si è incazzati dunque, nemmeno un attimino, perché non ce n'è stato bisogno: è infatti bastato il tam-tam sulla Rete, che ha scatenato commenti su ogni strumento che Internet mette oggi a disposizione, da Twitter a Facebook passando per Google+ e tutti i blog e siti di discussione, per far fare un passo indietro a mamma RAI.
Questo perché la stessa RAI, nelle ore immediatamente seguenti alla mobilitazione sul web, si era affrettata ad affermare che i coinvolti dalle richieste di pagamento (gli intestatari di canone speciale), sarebbero stati pochi, quando nella realtà, i dati oggi a disposizione affermano come siano partite 5 milioni cartelle esattoriali.
Che sia grazie al buonsenso del ministro Passera, quanto piuttosto all'azione congiunta di un grande numero di utenti della Rete, insieme all'azione di molte associazioni dei consumatori, questo non ha molta importanza; ciò che conta è il risultato, per una volta realmente equo, fermo restando l'obbligo di pagare per aziende e professionisti, a patto che non abbiano già versato il canone per un appareecchio TV vero e proprio.
Era infatti assurdo pensare che una normativa del 1938 potesse essere esaustiva quale base della regolamentazione di oggetti che sono nati solo dopo diversi decenni, senza contare che la presa di posizione della RAI ha tanto il sapore di un "ci abbiamo provato, ma questa volta è andata male".
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