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Internet ha cambiato e sta tuttora cambiando la nostra esistenza, permettendoci di essere perennemente connessi, di lavorare comodamente seduti alla scrivania del nostro studio a casa e di comunicare con chi si trova dall'altra parte del globo...
Internet ha cambiato e sta tuttora cambiando la nostra esistenza, permettendoci di essere perennemente connessi, di lavorare comodamente seduti alla scrivania del nostro studio a casa e di comunicare con chi si trova dall'altra parte del globo come se fosse di fronte a noi.
Questa incredibile rivoluzione ha, come sempre, anche dei risvolti negativi, con implicazioni che riguardano sia i più giovani, che si trovano a poter fingere di essere ciò che non sono, protetti dal celarsi dietro ad un mouse ed una tastiera e rischiando di perdere il contatto con la realtà ed i meno giovani alle prese più o meno con gli stessi problemi, ma anche con altri forse ancora più stringenti, come la diminuzione della produttività sul luogo di lavoro, questo anche a causa dei social network e di Facebook in particolare.
Proprio a causa della ormai celeberrima creazione di Mark Zuckerberg e soci, negli Stati Uniti è avvenuto un fatto che ha del paradossale: Tommy Jordan, un genitore del North Carolina, ha pensato bene di svuotare l'intero caricatore della sua pistola automatica sul notebook della figlia, colpevole di essere il mezzo a causa del quale la ragazzina si immergeva totalmente in Facebook , rischiando di perdere il contatto con il mondo reale.
Il tutto è stato accompagnato, in perfetto stile 2.0, da foto e da un video che, caricato su Youtube, è diventato un fenomeno viral, risultando visto da 3,7 milioni di utenti in soli due giorni. Problema serio, soluzione drastica, verrebbe da dire.

Certo però è che la riduzione a colabrodo di un PC portatile non rappresenta la panacea di tutti i mali, tanto meno della dipendenza da Facebook della ragazzina quindicenne che si è vista "giustiziare" il notebook dal padre.
Ogni strumento può essere utilizzato in modo adeguato o no, quello che conta è l'approccio che si ha verso di esso, cosa che onestamente dovrebbe spettare ai genitori verso i figli. Come purtroppo sempre più spesso avviene però, la repressione ha la meglio sul ragionamento e la collaborazione.
Implicazioni socio-psico-pedagogiche a parte, le uniche certezze di questa vicenda sono che il notebook della ragazzina è passato irrimediabilmente a miglior vita, mentre suo padre ha conquistato la fama e magari in futuro si proporrà come esperto di marketing per tutte le aziende che hanno a che fare con il settore bellico! Poor notebook. :)
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