Sicurezza dei dati: il disco che si autodistrugge

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Privacy e protezione dei dati, un argomento caldo, specie in Italia, in quanto oggetto di una legge sulla sua disciplina, che ha previsto per alcuni anni la redazione, da parte delle aziende, di un documento (Documento Programmatico sulla Sicurezza)

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Privacy e protezione dei dati, un argomento caldo, specie in Italia, in quanto oggetto di una legge sulla sua disciplina, che ha previsto per alcuni anni la redazione, da parte delle aziende, di un documento (Documento Programmatico sulla Sicurezza), che da quest’anno non è più obbligatorio.

Con il proliferare dei computer e dei dispositivi di memorizzazione portatile (hard disk esterni e pendrive USB su tutti), i dati in formato digitale, sia riferiti ad illeciti, quanto piuttosto oggetto di brevetti, hanno assunto un’importanza estrema, così come il problema della loro distruzione nel caso questi finiscano in mani non desiderate.

Molti forse non sono a conoscenza del fatto che, nel momento in cui un dato è memorizzato su un supporto magnetico (disco fisso) o logico (chiavette USB o SSD), è accessibile anche dopo la sua cancellazione e l’eventuale formattazione, anche a basso livello, dell’unità sulla quale risiede.

Questo vuol dire che, nel momento in cui ad esempio cambiate il notebook e date indietro al venditore il vostro vecchio portatile, anche se vi sarete procurati di fare piazza pulita di tutti i dati precedentemente memorizzati, un esperto sarà in grado di recuperarli.

Allo stesso modo, nel caso in cui un hard disk o un device a stato solido, dovessero guastarsi o essere oggetto di incidente (alluvione, incendio ed altro), affidandosi a mani ancora una volta esperte, sarà possibile (anche se non certo), il recover di almeno parte dei dati.

Le soluzioni per ovviare a tutto questo risiedono in alcuni software (denominati di shredding) che, attraverso complessi algoritmi e passate multiple di riscrittura, rendono più difficilmente realizzabile il recupero.

L’alternativa è la distruzione fisica del supporto, come ad esempio prevede un device della cinese RunCore; si tratta di un’unità SSD basata su memorie NAND flash ed in grado di garantire transfer rate di 240 Mbps in lettura e 140 in scrittura (non è invece disponibile il dato relativo alle IOPS) e potendo operare a temperature comprese tra -45 e 95°C.

La particolarità dell’unità risiede nei due pulsanti che sono collegati al suo chassis: uno verde ed uno rosso. Il primo serve ad effettuare la cosiddetta “distruzione intelligente” dei dati, che altro non è se non la riscrittura, mentre il secondo riguarda la “distruzione fisica”.

Questo significa che alla sua pressione, i chip di memoria vengono sottoposti ad una corrente che ne determina il danneggiamento in modo irreparabile. A cinquanta anni dal primo film di James Bond, questo è un accessorio che fa invidia al celebre 007. :)

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